#FOIA4ITALY, l’hashtag dimenticato da Renzi

credits: agoradigitale.org

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Matteo Renzi lo aveva annunciato già nel 2012: “La prima cosa in assoluto che farei da premier è…adottare il Freedom of Information Act“, andando addirittura oltre nel discorso di insediamento alla Presidenza del Consiglio.
Di fronte al Senato, infatti, il premier aveva annunciato “non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante“.

A sei mesi dalla fiducia, di quel FOIA non vi è alcuna traccia. Eppure poche cose, ne #laSvoltabuona voluta dal Rottamatore, servirebbero quanto questa legge.

L’hashtag dimenticato
Si scrive Freedom of Information Act, si legge accesso agli atti amministrativi da parte dei cittadini, un diritto riconosciuto anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e attualmente presente nella legislazione di più di novanta Paesi democratici.

Nonostante le riforme del 2009 (d.lgs n.150/2009) e del 2012 con il Decreto Sviluppo Monti (o d.l. n.83/2012) e la legge n.190/2012 (anti-corruzione), il testo di riferimento che regola l’accesso agli atti in Italia è ancora la legge n.241 del 1990, considerata una delle più restrittive d’Europa in quanto limita la possibilità di accesso al verificarsi di un interesse “diretto, concreto, attuale e adeguatamente motivato“.
Presupposto che non è stato modificato neanche con il d.lgs n.33 del 2013 sulla cosiddetta “Amministrazione trasparente“.

Dal settembre 2011, inoltre, l’Italia ha aderito all’Open Government Action Plan, attuazione di quella “Open Government Partnership” voluta un anno prima da Barack Obama per promuovere la trasparenza delle pubbliche amministrazioni e una maggiore partecipazione dei cittadini.
Ad oggi dell’Ogap fanno parte 63 Paesi. L’adesione dell’Italia, al 2013, è stata di sola forma. Dei 18 obiettivi fissati dal piano d’azione presentato a Brasilia tre anni fa, solo tre propositi sono stati effettivamente raggiunti.

#CambiaVerso…ma con calma
Oltre che alla trasparenza, l’introduzione del FOIA porterebbe nuova linfa alla lotta alla corruzione, diventata ormai il più importante problema del Paese, tanto da essere ampiamente penetrata anche nel sistema giudiziario.

Al pari della Romania, l’Italia rimane il terzo Paese più corrotto d’Europa dopo Bulgaria e Grecia, piazzandosi al 69° posto nell’indice di percezione della corruzione 2013 redatto da Transparency International.

Corruption perception Index 2013: Eu and Western Europe

credits: Transparency International

Tra i fattori che aumentano tale indice, spiegava la presidente di Transparency International Italia Maria Teresa Brassiolo al Sole24Ore a dicembre, “l’uso disinvolto e spesso incompetente delle risorse pubbliche che creano debito, tasse e rabbia“. Una gestione “incompetente” che pesa ogni anno sul nostro Paese per il 4% del PIL, per un valore di 60 miliardi di euro che è, esattamente, la metà della corruzione nei 28 Stati membri dell’Unione Europea.

Livelli così alti di corruzione hanno portato – stando ai dati Censis – ad un -58% negli investimenti esteri in Italia tra il 2007 ed il 2012. 12,4 miliardi di euro gli investimenti del 2013.

Non solo corruzione
L’immobilità della politica ha portato alla formulazione di una proposta di legge portata avanti da FOIA4ITALY, un progetto al quale aderiscono tanto liberi cittadini quanto associazioni come ActionAid o DataNija, coinvolti in vari progetti per una maggiore trasparenza legati all’uso degli open data. Tra questi, ad esempio, OpenRicostruzione, un progetto realizzato con la Regione Emilia Romagna volto al monitoraggio dell’uso delle donazioni per la ricostruzione post-terremoto del 2012.

Non solo giornalismo e corruzione, comunque. Con l’introduzione del Freedom of Information Act diventerebbe possibile, ad esempio, ottenere dati sulla situazione sanitaria, il livello di contaminazione e le bonifiche di un territorio – anticipando desecretazioni attese vent’anni – o sui piani comunali per gli asili nido.

Bocciato al fact-cheking, l’adozione del FOIA da parte del governo Renzi darebbe il via ad una serie di riforme – sul piano politico e soprattutto da un punto di vista culturale – necessarie al miglioramento di una democrazia mai apparsa così stanca come sotto gli ultimi governi.

Un Commento

  1. Pingback: Edilizia scolastica, il governo Renzi riparte dalle fondamenta della scuola | Il Dettaglio - Il blog di Andrea Intonti

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