“Calcio, carogne e gattopardi”, Stefano Santachiara e il calcio senza pallone

calcio, carogne e gattopardiCosa sarebbe stato del più grande calciatore della storia – Diego Armando Maradona – senza il terremoto che colpì l’Irpinia nel novembre 1980? Quale sarebbe stata la parabola imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi se, in quello stesso 1980, non gli fosse stata spianata la strada per l’acquisto dei diritti del Mundialito di calcio giocato in Uruguay sotto la dittatura di Aparicio Méndez?

Sono alcune delle molte domande che ci si pone leggendo “Calcio, carogne e gattopardi: Il controllo sociale del potere finanziario e politico ai tempi di Berlusconi e Renzi” che Stefano Santachiara – giornalista d’inchiesta indipendente nel senso più vero del termine – ha pubblicato in self-publishing attraverso la piattaforma Youcanprint a settembre 2014.

Dopo aver raccontato I panni sporchi della sinistra (2013), Santachiara pone il suo lavoro non solo sulle (prevedibili) tracce delle infiltrazioni delle mafie nel sistema delle scommesse o nel disinvolto uso di alcuni club delle serie dilettantistiche, analizzando con prove e numeri alla mano un sistema che rappresenta – stando a Libera – il 10% del fatturato mafioso, per un valore di 140 miliardi di euro.
Mafie, banche, potere finanziario e politico trovano spazio in quest’analisi tanto quanto il rapporto tra calcio femminile e società patriarcale, la politica delle tifoserie e quella di Paolo Sollier – oggi politico della lista Tsipras e negli anni ’70 primo giocatore a salutare a pugno chiuso le tifoserie – o le visioni del mondo declinate da Vittorio Macioce, caporedattore de “Il Giornale”, seguendo lo schieramento in campo delle squadre nazionali, che rimane per chi scrive uno dei punti più affascinanti del libro.

Calcio, carogne e gattopardi” è, inoltre, una ricostruzione emblematica di come sia stata applicata nel corso dei decenni la prima strategia della manipolazione mediatica ideata da Noam Chomsky: la strategia della distrazione, utilizzata tanto da regimi autoritari come quello del generale Videla in Argentina – che celebrò la finale dei mondiali del 1978 a poche centinaia di metri dall’ESMA, il principale centro di tortura contro i desaparecidos – quanto da governi democraticamente eletti come i vari governi di Silvio Berlusconi, che in più di un’occasione hanno fatto coincidere l’approvazione di importanti decreti (decreto Biondi, Lodo Alfano) con le partite della nazionale.

Il libro di Stefano Santachiara, per chi si è disaffezionato al calcio dopo lo scandalo di Calciopoli ha, tra i tanti, almeno due pregi che danno ancor più valore al lavoro di inchiesta e documentazione, evidenti in ogni pagina: da un lato raccontare cosa è realmente l’industria del pallone, dall’altra dimostrare come il giornalismo d’inchiesta possa continuare ad essere esercitato seguendo gli insegnamenti dei grandi maestri, anche – o forse soprattutto – uscendo fuori da un sistema editoriale-mediatico gattopardesco (per l’appunto) che premia ma non assume chi prova attraverso il giornalismo a cambiare le cose e non solo la poltrona.
Ma questa è un’altra storia…

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