Edilizia scolastica, il governo Renzi riparte dalle fondamenta della scuola

Tornano in piazza gli studenti, convocati dall’Unione degli Studenti e dalla Rete degli Studenti medi contro #labuonascuola renziana che porterà – tra le altre – l’ingresso dei privati, l’aumento dei poteri dei dirigenti scolastici e tagli per 160 milioni del fondo per il diritto allo studio e 400 milioni per l’università.
Una riforma che, nel solco delle precedenti, potrebbe dare meno importanza di quanto annunciato alle due “emergenze” della scuola pubblica italiana: l’edilizia e la dispersione scolastica.

Partito con 3,5 miliardi – promessi da Renzi il giorno della fiducia in Parlamento a febbraio – il “fondo” destinato alla scuola si è poi ridotto a 2,2 miliardi a maggio per poi ridursi ulteriormente a 550 milioni di euro, in aggiunta alla somma ricavabile dallo sblocco del patto di stabilità, entro la fine del 2014.
Tagli che fanno apparire il patto educativo con gli italiani – ispirato al “maestro” Tony Blair – molto più simile a quanto il presidente del Consiglio ha fatto per il Freedom of Information Act che, promesso in pompa magna durante il discorso di insediamento non ha trovato neanche lo spazio di una slide.

A luglio sul sito del governo veniva definito in un miliardo e 94 milioni di euro il totale degli investimenti per le tre operazioni sull’edilizia scolastica (“#scuolebelle” sulla piccola manutenzione, “#scuolesicure” sulla messa in sicurezza degli edifici, “#scuolenuove” per l’apertura di nuovi cantieri) in 21.230 dei 36.220 edifici scolastici risultanti dal censimento del 2012.
Di particolare importanza appaiono i 400 milioni di euro che il governo sembra voler spendere per la messa in sicurezza degli istituti scolastici.
I dati forniti da Cittadinanzattiva nel “XII Rapporto sulla sicurezza, qualità e accessibilità a scuola”, seppur basati su 213 istituti monitorati in 14 regioni[1], rendono bene l’idea del problema edilizio della scuola italiana, che tra settembre 2013 e lo scorso agosto ha rischiato 36 volte di finire tra le notizie di cronaca nera per colpa di solai, intonaci (l’ultimo caso nei giorni scorsi, al liceo Forteguerri di Pistoia) e controsoffitti.

credits: XII Rapporto su sicurezza, qualità e accessibililtà a scuola - Cittadinazattiva

credit: XII Rapporto su sicurezza, qualità e accessibililtà a scuola – Cittadinazattiva

A livello nazionale, quasi la metà degli edifici (44%) è stato costruito tra il 1961 ed il 1980, con il 4% delle scuole costruite addirittura prima del 1900.

Il 54% degli istituti pubblici è inoltre situato in zona sismica, con 13.742 edifici situati nelle zone a più alto rischio. 6.000 gli edifici scolastici pubblici – il 14% – a rischio idrogeologico.
È interessante notare, evidenzia il rapporto di Cittadinanzattiva, come “almeno in questa fase, si investa di meno proprio nelle regioni con un maggior numero di scuole situate in zone a elevata sismicità e con deficit strutturali più gravi”, questi ultimi riscontrati nel 73% degli edifici censiti dall’associazione.
Secondo i dati Censis, inoltre, tra le 2.000 e le 2.400 scuole presentano tracce di amianto.

Tra gli edifici censiti, il 40% ha una manutenzione carente che porta, ad esempio, all’assenza di scale di sicurezza (22% dei casi), uscite di emergenza nei corridoi (28%) o estintori (5%, nel 10% dei casi invece gli estintori risultano avere l’etichetta scaduta).
Ascensori troppo stretti, banchi ed aule inadatti e scale all’entrata sono le principali barriere architettoniche per i 209.814 studenti con disabilità che hanno frequentato l’anno scolastico 2013-2014 (210.909 gli studenti diversamente abili iscritti nell’anno appena iniziato), per i quali la situazione è aggravata dal fatto che per l’anno scolastico appena iniziato non è stato previsto un aumento significativo degli insegnanti di sostegno che – stando ai dati anticipati dal Miur – sono invece diminuiti di 216 unità, passando dai 110.216 docenti dell’anno scorso ai 110.000 di quest’anno. Una situazione che negli ultimi tre anni ha portato più di 15.000 famiglie a fare ricorso al TAR contro il ministero dell’Istruzione, che già sotto la direzione di Maria Stella Gelmini (2011) è stato condannato per discriminazione.

E per circa 210.000 studenti che “vorrebbero ma non possono” partecipare alla regolare attività scolastica, negli ultimi 15 anni ci sono stati 3.000.000 di studenti che avrebbero potuto (e dovuto) ma che per una serie di circostanze non hanno frequentato le scuole superiori.
Sono questi i dati della prima emergenza scolastica italiana, quella della dispersione scolastica.

[1 – Continua]

NOTE
[1] dal rapporto: 52 scuole dell’infanzia, 58 scuole primarie; 36 istituti comprensivi; 25 secondarie di primo grado; 42 secondarie di secondo grado. Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna

  1. Pingback: Da Charlie a Foggia, la coscienza sporca della Fortezza Europa (e lo strano senso di solidarietà degli italiani) | Il Dettaglio - Il blog di Andrea Intonti

  2. Pingback: Dispersione scolastica, se si svuota l’aula “antimafia” | Il Dettaglio - Il blog di Andrea Intonti

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