Cultura, Informazione e comunicazione le parole chiavi per la protezione civile. Intervista a Sergio Brachi, R.U.O. Protezione Civile di Prato

Nella foto: sala operativa della Protezione Civile di Prato. Credits: Andrea Intonti

Nella foto: sala operativa della Protezione Civile di Prato. Credits: Andrea Intonti

Seconda ed ultima parte dell’intervista che ho realizzato, lo scorso 20 ottobre, a Sergio Brachi, Responsabile Unità Operativa della Protezione Civile di Prato in seguito all’alluvione di Genova del 9-10 ottobre 2014. Dopo aver affrontato gli aspetti tecnici, per cercare di capire quanto l’”emergenza Genova” possa essere replicabile a Prato, questa seconda parte dell’intervista si concentra su due parole chiave: comunicazione e cultura.

Una volta ottenuti tutti i dati utili di un evento dal Centro Funzionale Regionale, come viene trasmessa l’informazione alla cittadinanza?
Se fino ad ora le ho parlato della Toscana, da ora non posso che parlarle di Prato, perché è la situazione che conosco direttamente. Dal 2006 abbiamo un sito internet che funziona molto bene grazie al nostro servizio Rete Civica del Comune di Prato, se non ci fossero loro noi si potrebbe chiudere. Dal 2008 siamo collegati con la rete dei media locali, in linea diretta con TvPrato, che ha però delle esigenze di palinsesto, Radio Insieme – che ha una certa diffusione sul territorio – e Notizie di Prato, che essendo un giornale online è costantemente aggiornato anche se raggiunge un bacino d’utenza che rimane nei confini del web.

Sulla home page del nostri sito si trova tutti i giorni un casellino che è verde quando non c’è nessuna allerta. In caso di criticità moderata o elevata viene invece realizzata una pagina dove si spiega cosa c’è scritto nell’avviso di criticità e che viene aggiornata ogni volta che ci arriva un nuovo aggiornamento. Quello che arriva a noi, infatti, è una serie di dati numerici. Sta a noi poi tradurre quei numeri in informazioni utilizzabili dalla cittadinanza. Le faccio un esempio: a me può arrivare l’informazione che a Ponte all’Asse (Poggio a Caiano, ndr) l’Ombrone è previsto che raggiunga 9 metri di livello. Il dato che arriva a me è questo. Sta a me capire, con la conoscenza territoriale, che a 9 metri vuol dire che il fiume è due metri e mezzo fuori dagli argini. Naturalmente io non posso dare il solo numero al cittadino, perché non sa di cosa parlo.
La pagina viene aggiornata anche quando siamo noi a dover comunicare ai cittadini del nostro territorio su un evento – in quel caso abbiamo un incaricato in sala operativa che ha questo compito specifico – o quando ci sono aggiornamenti tecnici dal CFR.

Come mai non sfruttate i social network?
Ad oggi non abbiamo un nostro canale istituzionale né su Twitter né su Facebook. Non per incapacità, ma per una paura, mia e del Dirigente di Servizio dott. Lorenzo Frasconi, che ci sta facendo un po’ rallentare su questa scelta e che riguarda la capacità di gestione delle informazioni.
Noi siamo passati nel giro di brevissimo tempo da una informazione istituzionale fornita alla cittadinanza a mezzo di un sistema professionale – la notizia data dal Comune ai giornalisti che, solo il giorno dopo, lo pubblicavano sul giornale – alla notizia data dal cittadino all’ente, con un sostanziale ribaltamento del flusso di informazione.

Ora, la nostra paura è che con l’apertura dei canali istituzionali sui social network – e ci arriveremo, anche velocemente – si corra il rischio enorme di creare nella cittadinanza uno stato di ipertensione che non è giustificata dall’evento. E questo può succedere in tanti modi, fondamentalmente dalla cattiva informazione data da chi l’informazione non è corretto la dia.

Le faccio un esempio: se io trovo una strada che durante un evento presenta una superficie di 3 cm d’acqua di spessore lei che ci passa per la prima volta può pensare che quella strada è allagata, io che ci passo tutti i giorni posso pensare che c’è un po’ d’acqua ma niente di che. Un conto è dare il dato – ad esempio dire che l’Ombrone al Ponte al Molino (congiunge Prato a Poggio a Caiano, ndr) ha raggiunto i 5 metri e 20 – un altro dire che l’Ombrone “fa paura”. Si passa dall’oggettivo al soggettivo, dando non il dato ma la percezione. I social network in questo problema ci navigano perché da una notizia data magari anche bene istituzionalmente, il riflesso sui social network viene trasformato, la notizia viene rovinata e non è più reale. Si rischia di creare panico laddove on è necessario o, al contrario, quando la preoccupazione deve esserci si rischia che questa venga decresciuta da una cattiva gestione dei social network. Per questo l’idea del Comune di Prato è quella di uscire con una questione istituzionale sia su Facebook che su Twitter solo ed esclusivamente quando saremo in grado di farlo.

Quando prevede che ciò possa accadere?
Da due anni presentiamo un progetto specifico in tal senso per l’acquisizione di tre ragazzi a Servizio Civile che per un anno si occupino dell’”utilizzo dei social network nella Protezione Civile” creando due profili istituzionali su Facebook e Twitter. Nel 2013 il progetto ci è stato approvato dalla Regione ma non finanziato. Idem quest’anno anche se nei giorni scorsi mi è stato personalmente garantito che per quest’anno sarà finanziato.

Mi dispiace, glielo dico con tutta franchezza, perché comunque sia è vero che si incrementa in modo esponenziale il bacino di utenza, però è altrettanto vero che con questi sistemi purtroppo si va a chiudere l’informazione nei confronti di una parte della popolazione che non è raggiunta da questi mezzi. Mi riferisco alle persone più deboli: agli anziani, a persone che hanno difficoltà di comunicazione, persone che sono al di fuori di queste dinamiche e che sono tante. Questo è un grosso problema. Servendosi solo di questo tipo di strumenti si rischia che questi soggetti o rimangano isolati o vengano raggiunti per via mediata da un soggetto che da parte nostra non è più controllabile.

Al di là del sito e dei media “tradizionali”, avete altri strumenti con cui informare la cittadinanza? O magari strumenti con i quali la cittadinanza può comunicare con voi?
La cittadinanza da anni sa che esiste un numero verde (800-301530) istituito dal 2008 a cui risponde sempre qualcuno e che ci permette di ricevere telefonate tanto dai cittadini quanto dagli organi istituzionali. Il Comune ha inoltre istituito da tempo un servizio di sms gratuito – a differenza del servizio di informazione su traffico e viabilità che è a pagamento – e che utilizziamo solo in caso di grave problema, come quando riteniamo opportuno far salire le persone ai piani alti dei palazzi o spostare le macchine dalle parti basse, e questo lo sottolineo perché negli ultimi giorni sono uscite sulla stampa notizie che non erano realistiche. Noi inviamo l’sms solo quando riteniamo ci sia un reale rischio di esondazione, non prima, altrimenti al terzo sms che le invio e non succede nulla lei non li legge più. Purtroppo questo sistema non sembra molto utilizzato. Alla settimana scorsa non erano neanche 300 i cittadini iscritti, mentre sarebbe un sistema decisamente importante da usare.

Attraverso lei mi permetto di sensibilizzare su una cosa: da anni stiamo proponendo la possibilità di poter inviare degli sms in caso di estrema allerta a tutti i telefoni cellulari presenti su una certa cella. Un’operazione banale per gli operatori telefonici, lo fanno ogni volta che si rientra in Italia dall’estero, ad esempio. Ma tutto si gioca sul discorso costi, tanto che ad oggi nessuna società telefonica si è mai dichiarata disponibile a fare un servizio del genere se non dietro un pagamento insostenibile da parte di qualunque ente. Secondo me i vari gestori di rete dovrebbero dimostrare una certa sensibilità a questo tipo di problemi, d’altronde non si chiede di mandare un messaggio pubblicitario, si chiede di mandare un messaggio di allerta.

Infine, il Comune di Prato si sta dotando del Prociv Pas, un sistema Anci di allerta meteo che viaggia su applicazioni per android, iphone, tablet e smartphone. Un sistema senza dubbio valido – il Comune di Montemurlo lo utilizza già, ad esempio – che permetterà a tutti gli utenti che scaricheranno questa applicazione di vedere se a Prato siamo in una situazione di emergenza o no, permetterà di vedere quali sono i punti di maggior criticità sulla città, con la possibilità di inserire immagini e video, cosa che noi facciamo già sul sito.

A mio parere i sistemi devono essere integrativi e non sostitutivi. Anche perché da quando usciamo con i siti, la radio e la tv abbiamo trovato un interesse sempre più crescente nei confronti della cittadinanza che è diventata anche più sensibile. Io francamente ho notato nel corso degli ultimi dieci anni un forte cambiamento, anche culturale. La cittadinanza è sempre più precisa nel porre anche le problematiche.

Sms, mail, applicazioni. Non è che state ponendo troppa fiducia nelle nuove tecnologie?
Lasciamo perdere per un attimo il discorso tecnologie, poi ci arriviamo. Qui esiste un problema di comunicazione, in qualsiasi modo essa venga data, fra ente ed ente e fra ente e cittadino. Il fruitore finale dell’informazione deve essere il cittadino, non può non esserlo. Detto ciò il problema sorge in questo: deve esistere un ente – lo chiami come vuole: istituzione, associazione, centro studi – che è autorizzato a fornire delle informazioni. Deve esserci sennò c’è una marea di enti e non si sa più a quale dar retta. Ai sensi del Decreto Bertolaso del 2004 questo ente esiste dappertutto e si chiama Centro Funzionale Regionale, che fra l’altro in Toscana è composto dai più considerati istituti di studio: Lamma, Rete Toscana, ex-Arsia, etc.. A me le notizie deve darle il CFR, poi spetta a me darle ai miei cittadini. Il Centro comunica con noi tramite sms sul numero verde, tramite e-mail certificata e tramite fax, usati in contemporanea e io per legge devo dare un feedback al Cfr della ricezione di tutti e tre i messaggi. La ricezione avviene spesso di notte, e se e-mail ed sms posso leggerli comodamente sul telefonino – e dunque dare conferma ovunque mi trovi – per leggere e confermare il fax devo venire qui in sede fisicamente, anche se a Prato siamo stati abbastanza bravi in quanto riusciamo a ricevere il fax anche sui tablet.

Tornando alla domanda, se non ci affidassimo alla tecnologia lei sarebbe legittimato a chiedermi perché non la utilizziamo, e sarebbe anche giusto. Con questi sistemi ci sentiamo abbastanza tutelati. Sono sufficienti? Beh, no. Perché finché rimarrà una sola persona che non è coperta non è sufficiente, devo riuscire a far avere l’informazione anche a lui. Se poi mi chiede se non ci affidiamo troppo alla tecnologia le rispondo che noi affidiamo tutto alla tecnologia, perché tutti i canali – dal sito ai telefoni agli sms – sono tecnologia.

Nelle scorse settimane sul quotidiano Il Tirreno si evidenziava come al sindaco di Manciano (Grosseto) dopo l’allerta di lunedì 13 ottobre non sia arrivata alcuna comunicazione il giorno successivo “per un probabile fuori uso delle linee telefoniche”. Sorge il dubbio che se salta la linea telefonica salta tutto il sistema di informazione…
Se non l’avesse chiesto lei glielo avrei detto io. Questo è stato il principio su cui si è basato il Comune di Prato nella realizzazione delle stanze dove lei si trova ora (la sede della Protezione Civile, in via Alessandro Lazzerini 58, ndr). Quando abbiamo realizzato il centro operativo per noi c’era una parola scritta a caratteri cubitali ed era “ridondanza”. Noi abbiamo bisogno di ridondanza. Inutile? Sì, e menomale. Ma quando abbiamo dovuto scegliere tra gli zoccolini di legno alle pareti o una linea elettrica in più abbiamo scelto quest’ultima, così come abbiamo scelto un operatore telefonico in più al posto delle porte in vetro, preferendo riciclare porte di altri uffici. Anche in sala operativa, a parte le sedie che ci sono state gentilmente ricomprate, è tutto riciclato.
Noi qui dentro abbiamo due linee elettriche separate parallele attaccate a due cabine diverse situate in due posti diversi. A livello elettrico abbiamo un gruppo di continuità interno che garantisce l’operatività di tutta la parte relativa alla sala operativa e contemporaneamente abbiamo un gruppo elettrogeno che automaticamente si attiva entro 15 secondi quando parte il gruppo di continuità e ridà corrente a tutto l’immobile.

Da un punto di vista della comunicazione, abbiamo un sistema radio-trasmittente che ci garantisce la copertura mondiale e ancor di più a livello localizzato del nostro territorio. Poi abbiamo un sistema telefonico che viaggia su quattro operatori differenti, appaiati in contemporanea. Cosa vuol dire? Alla fine vuol dire che se casca il sistema di messaggistica – attenzione: l’intero sistema, non un singolo operatore – non c’è niente da poter fare. In quel caso possiamo affidarci solo al nostro sistema radio, che è però un sistema chiuso e quindi io posso parlare con il mio collega sul territorio ma non con il cittadino, che posso però raggiungere attraverso la radio, anche intervenendo personalmente.

Quanto può essere importante iniziare a fare un lavoro di cultura nella cittadinanza?
È fondamentale, non importante. Sotto tutti gli aspetti. Da quando a Prato esiste il sistema di Protezione Civile siamo andati – e continuiamo a farlo, seppur con impatto minore – nelle scuole, partendo dalle medie perché era più semplice avere un rapporto con le medie. Quando poi ci siamo sviluppati ci siamo aperti alle elementari per iniziare a sensibilizzare già i bambini, per i quali dobbiamo tornare ad inventare giochi per farli ragionare sul rischio idraulico. Abbiamo lavorato con le superiori e una volta in progetti universitari, dove i progetti ci sono stati chiesti per dare crediti formativi. Nei giorni scorsi mi è arrivata una proposta dall’istituto Keynes, che si è detto disponibile a dare crediti formativi, cosa che faremo presumibilmente nei prossimi giorni con il dirigente scolastico e con i vari professori che ce l’hanno proposto.

Avere una cittadinanza culturalmente avanzata, laddove per “cultura” intendo proprio la cultura della protezione civile, non è così semplice perché dobbiamo fare i conti terribilmente con la situazione attuale in cui versano gli enti locali. A Prato, terza città del centro Italia, i dipendenti del Comune incaricati nel ruolo di protezione civile sono due: io e il mio collega. Due persone a cui è affidata la gestione di un ordinario che diventa sempre più grave anche per ragioni semplici. Per dirne una: a seguito degli ultimi eventi in Toscana, la Regione ha emanato delle leggi per “contributi straordinari” con cui i cittadini possono avanzare richieste di contributi etc. Le pratiche istruttorie di questi contributi spettano per legge a noi. Dobbiamo guardare dal fatto se manca un bollo o un allegato a gestire la sala operativa in caso di evento. Ciò significa che per un evento da poco come quello di lunedì, martedì e mercoledì scorso, in una situazione di criticità moderata per quello che consegue come informazione e rapporti con la Regione – a cui va inviata tutta una serie di documenti, come le schede tecniche o le fatture – è un mese di lavoro per tre giorni di evento.
Lei pensi che neanche due settimane fa abbiamo chiuso tutte le pratiche relative alla rottura del torrente Calice del 2009. Questa è la realtà, siamo in due a lavorare ed è complesso, anche per ragioni di alternanza. Per dire: quando c’è un coordinatore di sala operativa che ha lavorato per più di 18 ore mandalo a casa, perché fa scelte sbagliate. Dopo 18 ore fonde, deve dormire.
La nostra fortuna è avere la collaborazione completa di tutti i dipendenti del Comune, di qualunque ufficio facciano parte. La nostra amministrazione, devo dire la verità, sta facendo il massimo per supportarci, i colleghi fanno altrettanto e anche di più, ma nonostante tutto esiste una mancanza cronica di personale e questo è un problema serio.

Io penso che, oltre all’importante possibilità fornita dal Servizio Civile, potrebbe essere utile anche utilizzare questo bacino di disoccupazione, persone che potenzialmente hanno una gran volontà di prestare la propria opera. Persone che potrebbero essere molto utili per noi.

[2 – Fine]
[1 – “Un euro speso in prevenzione equivale a 9 euro in emergenza”. Intervista a Sergio Brachi, R.U.O. Protezione Civile Prato]

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