Più di 30 milioni di euro contro la precarietà abitativa. La Toscana chiude l’epoca dell’urbanistica criminale?

credits: aletheiaonline.it

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25 milioni di euro contro l’emergenza abitativa, più un totale di altri 8 milioni destinati alla prevenzione delle solvibilità per gli sfratti. È quanto la Regione Toscana ha deciso di destinare alla prima urgenza sociale del territorio che verrà in parte colmata – secondo quanto affermava il governatore Enrico Rossi a settembre – dall’acquisto di almeno 2.500 dei 7.300 alloggi invenduti presenti in regione, da destinare all’edilizia popolare (Erp) a fronte di una domanda che oggi supera le 26.000 unità.

Una decisione “capace di chiudere la stagione dei grandi “quartieri popolari”, spesso isolati e quasi sempre a rischio di emarginazione dal contesto urbano”, come evidenziato da Lucia De Robertis, vice capogruppo del Partito Democratico al Consiglio Regionale, che di fatto porterà le istituzioni locali ad acquistare abitazioni anche fuori dalle cosiddette aree “Peep”.
Dai tempi della via Gluck in poi abbiamo fatto le “vele” a Secondigliano, lo Zen a Palermo” – spiegava all’agenzia Redattore Sociale il prefetto Umberto Postiglione, direttore della più che criticata Agenzia nazionale per i bani sequestrati e confiscati alle mafie – “Abbiamo messo insieme un 95 per cento di poveri e con persone che non hanno un reddito ufficiale, spesso delinquenti, creando un bacino di difficoltà proprio a causa di quel fermento negativo, che è la presenza dei delinquenti” il cui costo sociale, secondo il prefetto, cancella il risparmio economico fatto con le leggi sull’edilizia popolare.

A fine dicembre, intanto, la giunta regionale ha approvato la proposta di legge per riformare il sistema di assegnazione degli alloggi popolari, ora al vaglio del Consiglio regionale. L’Isee continuerà ad essere il parametro di base su cui valutare le singole situazioni economiche, ma i nuovi assegnatari dovranno dimostrare una presenza stabile sul territorio – punti aggiuntivi saranno dati a chi vi risiede da più di 10 anni e per la presenza continuativa in graduatoria – e la non titolarità di beni immobili, sia sul territorio italiano che all’estero. Saranno inoltre verificati i valori dei beni mobili registrati, così come eventuali occupazioni abusive di alloggi di edilizia pubblica e di beni di proprietà pubblica o privata nei 5 anni antecedenti la richiesta.
Nella proposta di legge viene inoltre rivisto il canone di locazione minimo, rideterminato in 40 euro mensili.

Il Terzo rapporto sulla condizione abitativa in Toscana (pdf), presentato dall’Osservatorio Sociale Regionale nello scorso luglio, evidenzia come Livorno sia la provincia toscana dove maggiore è la necessità di alloggi popolari in rapporto alle famiglie residenti, in una situazione regionale in cui una forte spinta arriva dalla richiesta proveniente da cittadini stranieri (38,2%).
Il rapporto evidenzia anche come nel biennio 2011-2012 la richiesta di esecuzione di sfratti in regione sia aumentata del 10%, con un conseguente aumento degli sfratti eseguiti dell’1,7% (3.023 su 13.876 richieste regionali nel 2012) in un contesto in cui la compravendita di abitazioni è diminuita del 26,7%. Dopo la Liguria, la Toscana – dove tra il 2007 ed il 2013 si sono persi 36.000 posti di lavoro – è stata la regione che nel 2012 ha registrato le maggiori difficoltà per le famiglie nell’acquisto di una casa.

Per approfondire: Emergenza casa, ma la Toscana è piena di abitazioni invendute, Antonio Lenoci, Nove da Firenze, 22 ottobre 2014

Se Livorno risulta la provincia a più alta necessità di alloggi popolari, la situazione peggiore per quanto riguarda gli sfratti – in media quattro al giorno, il doppio che nel resto della regione – si registra a Prato, che ha visto un impressionante aumento del 111,4% tra il 2011 e il 2012. Ad oggi, inoltre, 1.300 persone sono in attesa di ricevere una casa e 180 famiglie (altre 500 persone circa) sono in emergenza abitativa, con 2.000 nuove domande previste per alloggi Erp a fronte di poco più di 1.800 case disponibili. Secondo i dati riportati nel rapporto sulla condizione abitativa, la città laniera è inoltre la provincia dove gli inquilini di case popolari – che a Tavola si sono visti consegnare case senza allacciamenti di acqua e gas e con il contatore non in regola e in via Borchi senza telefono, ascensori non funzionanti e caldaie non collaudate – sostengono il maggior disagio economico, con poco meno della metà dei contratti (46,8%) stipulati a canone sociale.

Per far fronte a tali necessità, il Comune di Prato ha emanato un primo bando – poi rimandato probabilmente a gennaio 2015 – per l’acquisto attraverso Edilizia Pubblica Pratese (EPP) di fabbricati o porzioni di fabbricati vuoti la cui abitabilità possa essere rilasciata entro e non oltre i 6 mesi. “Con questo strumento”, ha sottolineato l’assessore alle Politiche sociali Luigi Biancalani, “non solo riusciremo a incrementare il patrimonio immobiliare di EPP ma saremo anche in grado di risparmiare suolo e dare una mano al settore dell’edilizia”. Oltre agli aspetti prettamente economici, la Regione ha previsto inoltre una profonda modifica della legge n. 96 del 1996 che regola assegnazione, gestione e determinazione del canone di locazione degli alloggi Erp, ormai vecchia di vent’anni e dunque pronta, secondo il dettame renziano, per essere rottamata.

È da leggersi in tale ottica la proposta – che il governo ha affidato al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi – di vendere all’asta le case popolari, “favorendo ancora la speculazione immobiliare e la rendita”, come ha evidenziato Angelo Fascetti dell’Asia-Usb, l’associazione degli inquilini dell’Unione sindacale di base.

Per approfondire: Urbanistica tossica. Il ministro Lupi ci riprova: un nuovo DDL per rendere edificabile l’intera penisola? Salviamo il paesaggio, 4 agosto 2014

Interessanti, peraltro, i dati forniti da Sicet e Cisl che evidenziano come “sui contratti a canone libero, dal 1999 al 2009 i canoni di locazione sono aumentati del 100%, a fronte di una inflazione stimata dall’Istat in +20%”. A Firenze – dove sono previsti circa 5.000 sfratti nei prossimi tre annievidenzia il sindacato guidato da Annamaria Furlan, “nel 1999, per un alloggio di 4 o 5 vani e 80-90 metri quadrati di ampiezza, i canoni oscillavano tra le 900mila di vecchie lire e un milione e 100mila lire mensili, mentre quelli stipulati nel 2009 variano tra i 900 ed i 1.100 euro mensili”.

[2 – Continua]

[1 – Toscana, case popolari nei beni confiscati. Contrastare la mafia combettendo l’emergenza abitativa]

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