Aeroporto di Peretola. Il G8 come strumento di (mala)politica interna

L’obiettivo è fissato: Firenze ospiterà il G8 del 2017, come Matteo Renzi aveva promesso in una lettera alla sua città al momento del suo trasloco a Palazzo Chigi. Una operazione da 600 milioni di euro nei quali rientrano anche i 150 milioni destinati all’aeroporto “Amerigo Vespucci” di Peretola (zona nord-ovest del capoluogo toscano), soprattutto per la realizzazione di una nuova pista da 2.400 metri – in realtà 3.000 se si considerano anche le aree di comporto – che pone fine ad una battaglia politica che dura almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. A trarre vantaggio dall’operazione sarà soprattutto l’investitore privato, quell’Eduardo Eurnekian entrato ormai a pieno titolo nei nuovi salotti buoni del potere italiano.

Una pista “12-30”: cioè?
Stando ai dati Enac, l’attuale orientamento della pista “05-23” da 1.750 metri vede una lunghezza disponibile per l’atterraggio (“LDA” in gergo) di 1.455 metri per la parte “05” e di 977 metri per la parte “23”, con una lunghezza per il decollo (“TODA”) rispettivamente di 1.719 e 1.779 metri. Le operazioni di decollo e atterraggio sono fortemente condizionate dalla presenza del Monte Morello nell’area Nord e delle aree urbanizzate (centri abitati, industrie, etc.) nella zona meridionale, alle quali si aggiunge il vento in coda.
Con la nuova pista parallela RWY 12-30 da 2.400 metri, stando ai dati forniti da Lorenzo Bigagli di Piana Sana, si avrebbero LDA di 2.400 metri e TODA di 2.460 per entrambe le parti della pista. Ciò porterebbe il coefficiente di utilizzo dall’attuale 90-91% al 97,5%, a fronte di un valore minimo del 95% richiesto dall’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile delle Nazioni Unite (ICAO).

Il progetto prevede per gli aeroporti toscani 12 milioni di passeggeri entro il 2030, di cui sette milioni sull’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa e i restanti quattro su Firenze, per il cui aeroporto il Master Plan 2014-2029 presentato nel 2007 da Aeroporti di Firenze S.p.A. – società che gestisce lo scalo – fissava un investimento totale di 258 milioni di euro, comprensivi dei costi per le “grandi opere propedeutiche” (adeguamento autostradale, spostamento del Fosso Reale, etc) e di quelli per i medio-piccoli interventi, come lo spostamento di tralicci elettrici e antenne.
In un’intervista rilasciata a fine 2014 al Corriere Fiorentino, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha però parlato di un investimento complessivo di 350 milioni di euro, di cui 150 milioni di finanziamento pubblico, trenta in più dei 120 milioni fissati come limite minimo per l’intervento pubblico nel Master Plan, dove si legge che

i risultati dell’analisi economico-finanziaria(…) sono stati elaborati assumendo l’ipotesi che i privati investitori assumano direttamente l’esborso di capitale previsto a fronte dei lavori ipotizzati, al netto di una quota di contributi pubblici non inferiore a complessivi 120 milioni di euro (pag.5)

50 milioni sono già stati assicurati dal governo all’interno dello “Sblocca Italia”, nel quale per l’aeroporto è previsto un investimento totale di 280 milioni di euro. È a questo punto che si capisce la reale importanza dell’”Operazione-G8 2017”, la cui organizzazione permetterà di aggirare il divieto dell’Unione Europea a concedere aiuti di Stato che possano portare a distorsioni della concorrenza aeroportuale per gli aeroporti situati in un raggio inferiore ai 100 chilometri, che Peretola avrebbe sia con lo scalo pisano che con quello di Bologna. In una dichiarazione dello scorso ottobre, l’ex Vicepresidente e Commissario per la politica alla concorrenza Joaqín Almunia, dichiarava in tal senso che

le autorità pubbliche possono fornire sostegno agli aeroporti in casi giustificati, in particolare quando l’aiuto è finalizzato a migliorare l’accessibilità di una regione e a contribuire in modo significativo al suo sviluppo economico. Occorre però evitare la duplicazione di infrastrutture aeroportuali non redditizie e di favorire indebitamente certe compagnie perché ciò costituisce uno spreco di risorse pubbliche oltre a generare distorsioni della concorrenza nel mercato unico

Secondo le stime realizzate da Marco Bottino, presidente del Consorzio di bonifica dell’area fiorentina, un investimento compreso tra i 18 e i 51 milioni dovrà essere previsto per lo spostamento del Fosso Reale di due metanodotti e del canale Dogaia, oltre che per i risarcimenti agli abitanti delle zone colpite dall’inquinamento acustico. Denaro che andrà ad aggiungersi ad altre operazioni propedeutiche e alle (eventuali) multe comminate dall’Unione Europea per la violazione delle leggi sulla concorrenza aeroportuale.

Alla fine di questo balletto di cifre – alle quali vanno aggiunti i 10-15 euro a metro quadro per l’espropriazione di circa 110 ettari di terreno – i cosiddetti Grandi del mondo saranno accolti, nel 2017, in un aeroporto completamente nuovo. Il vero progetto che, dalle stanze di Palazzo Vecchio a quelle di Palazzo Chigi, sta realmente dietro alla pista parallela convergente di Peretola.

[1 – Continua]

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  8. Il core del problema non è stato ancora toccato , e cioè la sicurezza . Su questo Renzi e compagni di merenda se la devono giocare con le norme internazionali e non con il sistema mafioso italiano.

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    • Gentile franke, il core del problema non è ancora stato toccato per il semplice motivo che sull’aeroporto ho realizzato 7 articoli (che usciranno da oggi fino al prossimo mercoledì) così da non tralasciare alcuna questione, tanto meno quello della sicurezza.

      Torni sul blog nei prossimi giorni (o si iscriva alla mia newsletter, così da rimanere sempre aggiornato tramite e-mail) per leggere l’intero approfondimento.

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