Aeroporto di Peretola: cronistoria di una battaglia politica (1928-2015)

Peretola 1979. A causa della ridotte dimensioni della pista, nell’attigua via del Termine viene installato un semaforo che blocca il traffico automobilistico in concomitanza di ogni decollo e atterraggio. Da M. Iarossi, Peretola: finalmente il decollo, «JP4», maggio 1983, pp. 58-59. Credits: StoriadiFirenze.org

Peretola 1979. A causa della ridotte dimensioni della pista, nell’attigua via del Termine viene installato un semaforo che blocca il traffico automobilistico in concomitanza di ogni decollo e atterraggio. Da M. Iarossi, Peretola: finalmente il decollo, «JP4», maggio 1983, pp. 58-59. Credits: StoriadiFirenze.org

L’attuale collocazione dell’aeroporto di Peretola risale al 1928, in seguito allo spostamento dell’aerostazione di Campo di Marte – realizzata nel 1910 – in quello che all’epoca è niente di più che un prato in località “Cipresso del Nistro” (tra Sesto Fiorentino e il borgo di Peretola) in cui atterrano e decollano gli aerei. A sorridere per la scelta sono soprattutto i proprietari terrieri della zona, che si vedono espropriare terreni fino ad allora totalmente improduttivi.

Per vedere la prima pista in asfalto, lunga 1.000 metri e posta in direzione nord-est, bisognerà attendere il decennio successivo, mentre il regime fascista usa l’aeronautica come strumento di propaganda e i commercianti fiorentini si giovano del denaro che arriva con l’apertura della rotta aerea Roma-Firenze-Venezia. È a Peretola che il regime fascista intende far addestrare gli ufficiali piloti, la cui scuola viene costruita alle Cascine. Ma la Seconda Guerra Mondiale fa decadere idea e dittatura. Da quel momento la pista diventa punto di partenza e arrivo per le operazioni britanniche dietro la Linea Gotica.
Con la fine della guerra, però, dall’aeroporto non decollano né gli aerei né gli affari, e per questo inizia un dibattito che ancora oggi non trova conclusione. Scrive, a tal proposito, Gabriele Taddei dell’Università di Firenze:

c’è chi, come Magrini [Vasco Magrini, ex 75a Squadriglia caccia che dà vita all’Aeroclub di Firenze, per alcuni tratti della storia unico fruitore dell’aeroporto, ndr], ora consigliere comunale nelle fila del MSI, sostiene la necessità di realizzare la pista parallela all’autostrada pensata fin dalle origini; chi come l’ingegnere Nustrini [architetto Luciano Nustrini, che negli anni Cinquanta realizza alcuni modelli di sviluppo per l’aeroporto, compreso quello di una pista parallela al tratto autostradale, ndr], afferma sia preferibile edificare un nuovo scalo sull’altra riva dell’Arno, presso l’Osmannoro; chi infine, come l’ingegnere Becciani, propone nientemeno che la realizzazione di un aeroporto sulla vetta debitamente spianata della Calvana

Nel 1971 vengono stanziati alcuni milioni di lire per spostare l’intero aeroporto a Sant’Angelo a Lecore – tra Campi Bisenzio e Signa – del quale non viene però posata nemmeno la prima pietra, perché alcuni comuni della Piana si lamentano e, soprattutto, protestava chi come oggi vede nel progetto un evidente danno allo scalo di Pisa (realizzato nel 1911). Nel 1985, mentre il Pci fiorentino propone Agliana (Pistoia) come nuova area su cui edificare l’aeroporto – dopo che la Regione nel 1974 boccia San Giorgio a Colonica, destinando i finanziamenti governativi previsti all’ampliamento della tratta ferroviaria con Pisa – Psi e Psdi appoggiano il progetto di pista parallela, con la Saf (Società Aeroporto Fiorentino, oggi AdF) che rifà il look all’intera infrastruttura, allungando la pista di 400 metri.

Del 2006 (e non del 2005 come precedentemente scritto, ndr) l’ultima ristrutturazione, che si rende necessaria per un problema che un aeroporto non può permettersi di avere: la pista cede, perché il terreno della Piana ha un sottosuolo ricco d’acqua. L’anno precedente la pista era stata allungata di altri 350 metri, arrivando così agli attuali 1.750 metri. Una operazione da 18 milioni di euro totali spesi tra pista (12,5 milioni) e interventi sull’aerostazione (5,5 milioni).
Nel 2010 matura il progetto di Firenze come fulcro del sistema aeroportuale toscano, con l’allora ministro alle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli a farsene rappresentante nel governo (qui e qui) allora guidato da Silvio Berlusconi, e il duo composto dal governatore Enrico Rossi e dall’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi a fare da promotori nelle istituzioni regionali e locali.

[4 – Continua]
[3 – Aeroporto di Peretola: la Piana è piena]
[2 – Aeroporto di Peretola: quel problema chiamato Piana fiorentina]
[1 – Aeroporto di Peretola. Il G8 come strumento di (mala)politica interna]

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