Renzi-Eurnekian, l’Opa ostile sulla Piana fiorentina

Nella foto: l'imprenditore argentino Eduardo Eurnekian. Credits:  eldiariodeturismo.com.ar

Nella foto: l’imprenditore argentino Eduardo Eurnekian. Credits: eldiariodeturismo.com.ar

Corporación America entra nel sistema aeroportuale toscano a gennaio 2014, quando la controllante Cedicor acquista il 23,4% delle quote di Sat, affiancandosi in questo modo al patto di sindacato tra gli enti pubblici (composto da Regione, Provincia e Comune di Pisa) che controlla il 57% della società pisana. Un mese dopo, a fine febbraio, Eurnekian entra anche nell’aeroporto di Firenze, acquistando per 40 milioni di euro il 33,402% delle quote di Aeroporti Holding, società controllata dal fondo F2i di Vito Gamberale, legatissimo al Partito Socialista Italiano, tanto da aver preso parte alla delegazione coinvolta nelle trattative per la formazione del governo Renzi.

Non deve dunque sorprendere che il leader di quel partito, il fiorentino Riccardo Nencini, attualmente viceministro alle Infrastrutture, si sia sempre espresso in favore del progetto di pista voluto dalla società argentina. Rispondendo ad una interrogazione parlamentare presentata da Massimo Artini del gruppo Misto, il viceministro ha peraltro eliminato uno dei grandi dubbi che gravavano sulla pista, sostenendo – come riporta un articolo di Notizie di Prato – che l’intera attività di decollo e atterraggio graverà sulla città di Prato, salvo casi di difficoltà di manovra, unica eventualità nella quale i velivoli potranno sorvolare anche Firenze.

Dopo essere entrato in Sat e Adf, Eduardo Eurnekian lancia la sua personalissima holding, presentando per entrambe le società un’offerta pubblica d’acquisto. L’Opa su AdF – che nei due mesi precedenti vede il valore delle azioni incrementare velocemente di circa il 20% – è obbligatoria in quanto la quota di capitale detenuta da CorpAm nella società (33,4%) è superiore al 30% imposto dalla legge, mentre la prima Opa volontaria per Sat viene respinta in quanto considerata troppo bassa (13,5 euro ad azione contro una forbice che va dai 15,78 ai 18,49 euro ad azione necessari a garantire il premio di controllo). In AdF, peraltro, il gruppo argentino ha trovato una felice sponda nella Sogim del gruppo Panerai, da sempre considerata l’ago della bilancia nei rapporti interni alla società fiorentina, il cui passaggio dal 12% al 5,029% delle azioni ha permesso ad Eurnekian di raggiungere una quota di controllo del 61%.

Attraverso i rapporti instaurati tra Naldi e il gruppo Panerai, peraltro, l’imprenditore argentino entra in Class Editori – controllata anche dalla Compagnia Immobiliare Azionaria di cui fa parte anche Diego Della Valle – società editoriale che pubblica il quotidiano finanziario Milano Finanza. Perché, come la storia del Potere italiano insegna: non si entra in certi salotti senza giornali o squadre di calcio (come ben dimostrano, per quest’ultimo, i due ottimi libri di Gianfrancesco Turano e Stefano Santachiara).

A questo punto avviene quello che cittadini e istituzioni pisane hanno definito un vero e proprio tradimento da parte del governatore e concittadino Enrico Rossi: l’adesione all’Opa e la relativa vendita delle quote della Regione a CorpAm, che così arriva al 53% del capitale ed ottiene la maggioranza in entrambe le società. Non solo, dunque, la Regione si è privata di una società ben gestita e con un bilancio in attivo da anni (rimanendo nelle due società con una quota del 5%) ma la vendita sarebbe una evidente violazione del patto parasociale. A dirlo il sindaco di Pisa Marco Filippeschi che, ottenuto il parere contrario dal Tribunale delle imprese di Firenze e aver visto il finanziamento pubblico su Peretola si è schierato a favore della fusione.
Eurnekian si ritrova così con un “pacchetto” composto dal 53% di Sat e dal 66% di AdF. La holding voluta da Rossi è stata ufficialmente creata, seppur sotto bandiera privata. Con la cessione delle quote, inoltre, è possibile aggirare anche la normativa europea che vieta l’ampliamento di Peretola attraverso l’uso di fondi pubblici.

Ma la cessione delle quote regionali non è solo un’operazione economica. A livello politico lo stesso Rossi ha definito «molto dolorosa» la decisione del rimpasto di governo regionale del febbraio 2014, con l’ingresso di Stefania Saccardi – ex vicesindaco di Firenze – ed Emanuele Bobbio al posto di Salvatore Allocca (Sinistra e Verdi), Stella Targetti del Partito Democratico e Cristina Scaletti di Centro Democratico in nome dei diversi equilibri verificatisi con il passaggio di Matteo Renzi da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi. Una giunta più renziana che abbassa la già flebile opposizione dell’istituzione regionale su Peretola.

Il fronte del Sì
Il progetto intorno al nuovo sistema aeroportuale toscano non è, naturalmente, una questione interna all’inner circle renziano o al sistema di potere italo-argentino. I dati sull’indotto economico-lavorativo hanno infatti portato nei mesi scorsi all’aggregazione di forze politiche ed economiche favorevoli al progetto, come la Confindustria o il “Comitato pratese per il Sì” (formato da esponenti del Nuovo Centrodestra come Simona Ciardi e Tommaso Caparrotti, entrambi candidati con Tommaso La Vigna alle elezioni comunali dello scorso maggio). Secondo uno studio commissionato da Confindustria Firenze all’Istituto regionale di programmazione economica (Irpet) infatti, il nuovo aeroporto fiorentino produrrà un indotto economico di 730 milioni di euro e 12.000 posti di lavoro a livello regionale.
Tra questi non vanno probabilmente calcolati gli operai che, per rispettare i tempi del G8 fiorentino, saranno costretti a lavorare fino a 18 ore al giorno, come annunciato lo scorso novembre dall’ad di AdF Vittorio Fanti.

Per approfondire: Prato, sette motivi per dire sì alla nuova pista di Peretola – reportpistoia.com, 19 novembre 2014

Il rovescio…di pareri
Nonostante i numeri presentati da AdF e CorpAm, non tutti vedono di buon occhio l’operazione che si sta sviluppando intorno a Peretola. E nel fronte del “No” non ci sono solo i comitati cittadini della Piana.
Uno dei pareri contrari al progetto sullo scalo fiorentino che avrebbero richiesto maggior attenzione è lo studio che la Regione Toscana ha commissionato all’agenzia One Works, che dopo aver consegnato un parere negativo nel 2009 al Ministro Matteoli e averne realizzato successivamente un altro di senso opposto, ha evidenziato come lungo il percorso della pista parallela ci siano quattro «ostacoli insormontabili»: l’inceneritore di Case Passerini – soprattutto il suo camino di 70 metri – la Scuola Marescialli, il Palazzo di Giustizia di Firenze e il Novotel.

«La nuova pista», era il mantra del governatore Enrico Rossi fino a qualche mese fa, «sarà di duemila metri o non sarà. Si tratta di scelte che attengono al governo del territorio e non certo a un ente che si occupa di sicurezza dei voli [l’Enac, ndr](…)Se qualcuno pensa di fare di Firenze un aeroporto da 7 milioni di passeggeri non ha ben compreso il lavoro che abbiamo fatto e gli obiettivi che vogliamo raggiungere» e «anche a Roma non si impone una pista se la Regione non è d’accordo» erano stati gli annunci – chiari – del 2013.
È bastato inglobare Pisa e Firenze (dove la Regione deteneva rispettivamente il 16,9% ed il 4,839%) nel “sistema aeroportuale toscano” – che il governatore ha da sempre fissato come punto cardine per l’approvazione della variante del Pit e, in pratica, dell’intero progetto – per mitigare le dichiarazioni.

Tavoli istituzionali: chi viene (Biffoni) e chi va (l’Università)
E per un Governatore che si allinea ai voleri argentino-fiorentini c’è una Università che batte i pugni sul tavolo. L’ampliamento di Peretola porterà gravi problemi al Polo Scientifico dell’Università di Firenze situato a Sesto Fiorentino, già a rischio allagamento per l’insufficienza del collettore delle acque basse, che ospita alcuni centri di ricerca di altissimo livello come il CNR, il LaMMA (specializzato in meteorologia e climatologia) o il Laboratorio europeo di Spettroscopia non lineare, centri che operano con macchinari tanto costosi quanto sensibili, soprattutto se si tiene conto che – come evidenziato anche dal Master Plan, sul quale Salvatore Gioitta pone interessanti interrogativi – gli edifici universitari si troveranno a una distanza di 250 metri dalla pista e a soli 50 dalla recinzione dell’aeroporto. Da par suo l’Università ha presentato il 30 dicembre un ricorso amministrativo al Presidente della Repubblica (essendo scaduti i 60 giorni dall’approvazione del Pit per ricorrere al Tar) a tutela del Polo scientifico – su cui da anni esiste un progetto di ampliamento che, con la nuova pista, verrebbe completamente cassato – rinunciando a prendere parte ai “tavoli istituzionali.
Secondo quanto riportato dal quotidiano on-line Nove Firenze inoltre, per la messa in sicurezza del Polo Scientifico i lavori – già partiti – sono stati affidati con un appalto di 982.000 euro. Soldi praticamente buttati perché il progetto della pista cancella lavori di messa in sicurezza e via dell’Osmannoro, unica via d’accesso al Polo.

Per approfondire: Nuova pista e Polo di Sesto, tre nodi da sciogliere – Marco Gemelli, il Giornale, 29 gennaio 2010

Tavoli a cui siederà invece il sindaco di Prato Matteo Biffoni, accusato da un’ampia parte della cittadinanza laniera – e della sua stessa maggioranza, tra cui la consigliera comunale Roberta Lombardi – di aver tradito le promesse fatte in campagna elettorale, quando il no all’ampliamento di Peretola fu uno dei suoi punti di forza e, probabilmente, uno dei punti su cui confluirono molti voti. La decisione di non ricorrere al Tar – che il sindaco ha sempre giustificato con la volontà di arrivare ad una conclusione politica e non giudiziaria della vicenda (qui e qui) – ha portato alla spaccatura tra primo cittadino e comitati, nei gruppi consiliari del centrosinistra pratese e all’interno dello stesso Comitato del “No”. Nonostante l’obiettivo comune, infatti, hanno deciso di seguire strade (e strategie) diverse il comitato No Aeroporto guidato da Paolo Paoli (marito della consigliera Lombardi), il comitato per la salute della Piana Prato-Pistoia guidato da Gianfranco Ciulli – ex portavoce ufficiale del comitato unico insieme a Paoli – e Piana Sana, la piattaforma web a cui si deve, tra le altre, la creazione delle varie mappe di criticità, guidato da Lorenzo Bigagli (ricercatore CNR).

La decisione del sindaco Biffoni – di professione avvocato – è peraltro in antitesi rispetto a quanto fatto dalla precedente giunta guidata da Roberto Cenni, passato dal sostenere come l’autostrada inquinasse più dell’aeroporto (riprendendo quanto dichiarato dall’assessore regionale all’urbanistica Anna Marson) ad un netto no alla pista. A incidere sul ribaltamento dell’opinione anche i 700 ettari dell’area sud di Prato che il Pit della Regione lascia ad uso agricolo come mitigazione dell’impatto dell’aeroporto. Terreno che il Piano Strutturale presentato dalla vecchia giunta di Prato destinava alla creazione di nuove abitazioni di edilizia popolare – uno dei principali problemi cittadini – la green economy e la riqualificazione urbana.

[6 – Continua]
[5 – L’Aeroporto di Peretola e il potere relazionale]
[4 – Aeroporto di Peretola: cronistoria di una battaglia politica (1928-2015)]
[3 – Aeroporto di Peretola: la Piana è piena]
[2 – Aeroporto di Peretola: quel problema chiamato Piana fiorentina]
[1 – Aeroporto di Peretola. Il G8 come strumento di (mala)politica interna]

Un Commento

  1. Pingback: Aeroporto di Peretola: le questioni aperte | Il Dettaglio - Il blog di Andrea Intonti

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