Velenitaly, capitolo III: Somalia, il vaso di Pandora dei misteri d’Italia

Questo articolo fa parte dell’inchiesta “Velenitaly – Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano” pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

Somalia, il vaso di Pandora dei misteri d’Italia

La storia giudiziaria e giornalistica del traffico di rifiuti tossici italiani è, anche, la storia di trafficanti che si redimono. Realmente o solo per opportunismo. È il caso di Franco Bertolla del “gruppo-Pitelli, che consegna spontaneamente il “dossier Romania” alla Guardia Forestale. È il caso di Pietro Sebri, appartenente al “gruppo dei socialisti rampanti” che tentava la via dell’autonomia dai comunisti e che ruotava intorno alla figura di Bettino Craxi, leader di quella corrente che finanziava se stessa ed i movimenti di liberazione in giro per il mondo senza “utilizzare la Banca d’Italia”.

Braccio economico del gruppo (perché la storia dei traffici internazionali di rifiuti è, soprattutto, una storia di “gruppi di manovra”) Luciano Spada, di cui Sebri era il portaborse.
L’ingresso di quest’ultimo nel mondo dei trafficanti risale agli anni Ottanta. L’ultimo contatto al 1997, nello stesso periodo in cui la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti veniva a conoscenza della “sentenza di morte” emanata dal boss Carmine Schiavone tenuta segreta per quasi vent’anni da cui si è generata la “Terra dei Fuochi” campana.

Il progetto principale di questo gruppo – denominato “Progetto Urano” – prevedeva la creazione della più grande discarica al mondo nel cuore del Sahara, dove si poteva sfruttare fin dal 1975 il caos relativo alla lotta per l’indipendenza del popolo Sahrawi. Di quel progetto verrà realizzato anche un secondo filone – denominato “Urano 2” – che avrà come scenario di riferimento lo scontro tra Farah Aidid e Ali Mahdi per la successione al governo somalo di Siad Barre.

Sarà proprio la Somalia a rappresentare l’archetipo del traffico perfetto.
Sfruttando le rotte del traffico di armi – dal quale il traffico di rifiuti mutua anche il sistema delle triangolazioni con i paesi sotto embargo – personalità politiche ed imprenditoriali siederanno allo stesso “tavolino” con faccendieri, trafficanti, boss e Gran maestri. Sullo sfondo società di comodo e scatole cinesi tra le quali far sparire le tracce del denaro di provenienza illecita, nonché avvocati, funzionari e componenti vari di quella “zona grigia” che mette in contatto parte legale ed illegale di questo Paese, in uno scambio nel quale – a ben guardare – entrambe le parti vincono qualcosa.

Per capire il giro del “vaso di Pandora somalo”, bisogna partire da qualche centinaio di migliaia di chilometri più a nord di Mogadiscio, passando per Trapani per arrivare al Principato di Monaco.
In quel paradiso fiscale, riveleranno varie audizioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2 (10 novembre 1981-11 luglio 1983), Licio Gelli stava creando una nuova rete chiamata Comitato Esecutivo Massonico, posto ad un livello superiore rispetto alle altre logge.
Di quella “superloggia”, forse, facevano parte (ne fanno ancora parte?) anche gli oltre 1600 massoni di Propaganda 2 i cui nomi non compaiono nella lista ritrovata a Castel Fibocchi e che mai sono stati oggetto di indagine in questi anni.

Dal principato, le rotte del traffico di rifiuti si dipanano lungo due strade: una – quella massonica – che porta alla P2 “conosciuta” ed alle logge siciliane. L’altra porta direttamente in Africa, attraverso il finanziere italo-americano Nickolas Bizzio ed i suoi rapporti con “il principe di Marbella”, al secolo Monzer al Kassar (noto, tra gli altri, con gli alias di Abu Munawar, Menzer Gaulion, El Tous o Saber) la cui biografia criminale annovera la partecipazione allo scandalo Iran-Contras ed al sequestro della Achille Lauro affondata il 2 dicembre1994 a largo della Somalia. Fino al novembre 2008 – quando la Dea statunitense lo arresta in una operazione sottocopertura – è considerato, insieme a Viktor Bout, il più importante trafficante d’armi al mondo. Nel 2000, l’Onu accusa “il principe” di aver usato proprio la Shifco per trasportare una partita di armi polacche in Somalia.
Nonostante informazioni di questo tipo, l’Unione Europea – tramite l’allora commissario Emma Bonino – continuava a dare parere positivo alla concessione della licenza di pesca per la società, nonostante la stessa delegazione europea avesse messo nero su bianco più di un dubbio sui carichi reali di quelle imbarcazioni.
Bizzio, direttamente legato a Luciano Spada (“che dipendeva da lui”, disse Pietro Sebri alla Direzione distrettuale antimafia di Milano), faceva parte della “superloggia” di Montecarlo ed era legato alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria.

È lo stesso Bizzio, come risulta da un’intercettazione del 1997 della Direzione distrettuale antimafia, a vantarsi del suo ruolo di trafficante di rifiuti. È sempre il finanziere italo-americano a contattare Sebri per un nuovo affare, prima che quest’ultimo si costituisca alle forze dell’ordine.

In Sicilia – a Trapani per la precisione, una delle “storiche” capitali dei traffici internazionali, come avevano intuito i giudici Giangiacomo Ciaccio Montalto e Carlo Palermo – il traffico di rifiuti ed armi arriva attraverso la loggia Iside 2, con base nel centro culturale “Scontrino”. Su quella loggia stava indagando il giornalista Mauro Rostagno che, prima di essere ucciso da mano mafiosa nel 1988, stava lavorando su uno strano traffico di armi che ruotava intorno all’ex aeroporto militare (oggi “riconvertito” in tendopoli per l’accoglienza dei migranti) di Kinisia. Quello stesso aeroporto, al tempo di Rostagno, veniva usato per l’addestramento degli uomini del centro Scorpione, fulcro della mappa delle postazioni Gladio. Quel centro è stato gestito per alcuni anni dal maresciallo Vincenzo Li Causi, che si rivelerà essere una delle fonti più importanti per Ilaria Alpi in Somalia vista la sua posizione di sottufficiale del Sismi e di capo della cellula Gladio interna alla missione dell’Onu “Ibis II”. All’interno di Gladio, Li Causi faceva parte del gruppo denominato Ossi – Operatori Speciali Servizi Italiani – utilizzato per la protezione di alte personalità e dichiarato lesivo dell’ordine costituzionale dalla seconda Corte d’Assise di Roma del 21 marzo 1997. Ucciso da un cecchino durante un’operazione a Balad il 12 novembre 1993, Li Causi sarebbe dovuto rientrare di lì a qualche ora in Italia per testimoniare su un traffico di armi e rifiuti tra Liguria e Sicilia che coinvolgeva anche Gladio.

Ma Trapani e la Somalia sono legate anche dalla cooperazione “umanitaria”. O almeno così venne definito il ruolo della comunità terapeutica Saman a Las Korey. Fondata proprio da Mauro Rostagno per il recupero di tossicodipendenti, dopo l’omicidio del giornalista a guidare la comunità rimane il co-fondatore, Francesco Cardella, considerato – scrivono Luciano Scalettari e Luigi Grimaldi in “1994. L’anno che ha cambiato l’Italia. Dal caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi. Una storia mai raccontata” – «l’anello di collegamento tra i socialisti italiani, la mafia trapanese,che era la più potente e meno permeabile, la massoneria, nonché ambienti internazionali dediti al riciclaggio». Secondo la testimonianza di Pietro Sebri, l’uomo che Cardella invia in Somalia – Giuseppe Cammisa, nome in codice: Jupiter – è una delle ultime persone incontrate da Ilaria Alpi.

A connettere i traffici tra Europa e Africa, tra Montecarlo e Mogadiscio c’è Giorgio Comerio.
Su di lui – e sulla sua società, la Oceanic Disposal Management, Odm – il Sismi ha aperto un dossier fin dal 1989 alla voce “trafficante d’armi“. Dossier che si aggiunge a quello che Greenpeace gli dedica per l’attività di dumping dei rifiuti nucleari in mare, idea ripresa da quel “progetto Dodos” voluto dall’Ocse nel 1978 al quale aveva partecipato l’ex senatore Luigi Noé, a capo del “gruppo-Seveso” e di cui Comerio faceva parte, seppur con un ruolo secondario.

Del progetto Urano fa parte anche Guido Garelli, Commodoro della Marina dell’Autorità Territoriale del Sahara. È lui, interrogato dalle procure di Asti e Milano nel 1998 a parlare del “dual use” dell’Icmesa di Seveso. Sarà lui a parlare del ruolo della National Security Agency dietro la Instrumag, la società che faceva capo a Nickolas Bizzio.
Di quel gruppo fa inoltre parte anche un personaggio che, dati gli incarichi ricoperti, può vantare una lunga lista di competenze: Roberto Ruppen, braccio destro di Garelli. Da consulente in comunicazione si ritrova ad essere nominato da Ali Mahdi come procuratore fiduciario per lo sblocco dei fondi della cooperazione italo-somala. Verrà chiamato inoltre da Marcello Dell’Utri nel “gruppo Botticelli” che gestirà la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994. Il gruppo sparirà, senza apparente motivo, dopo il fallito attentato di via Fauro a Maurizio Costanzo, obiettivo ufficiale dell’operazione.
Al numero civico 43 di quella strada, però, si trova la società Fin Chart, fin dagli anni Ottanta utilizzata per i traffici di scorie nucleari con l’Africa e l’America Latina e che chiuderà i battenti, insieme alle società controllate, un mese dopo l’attentato. Coincidenza o avvertimento?
Ruppen non sarebbe però l’unico nome legato – in maniera più o meno forte – al mondo dei rifiuti tossici ed all’ex premier italiano. Secondo un dossier realizzato da Greenpeace, infatti, società legate a tali traffici, soprattutto verso l’Africa e la Romania, sarebbero state gestite nell’ufficio londinese di David Mackenzie Donald Mills. In via Fauro, inoltre, varie fonti ascoltate durante le indagini per l’omicidio Alpi-Hrovatin hanno parlato della presenza di una piccola società aerea riconducibile a Guido Garelli e Giancarlo Marocchino, uno dei più noti faccendieri italiani in Somalia

L’uomo a cui Garelli affida i dettagli tecnici del progetto Urano, l’ingegner Gian Mario Baruchello è oggi legato ad un altro imprenditore molto attivo nel campo dei rifiuti: Manlio Cerroni, per il quale avrebbe progettato la discarica di Pian dell’Olmo.

Per approfondire: The Toxic Ships (Le navi dei veleni), rapporto Greenpeace 2010 (.pdf)

Secondo il sostituto commissario di Polizia Roberto Mancini, l’”élite” che gestisce il traffico di rifiuti italiani è composta da una ventina di persone in tutto. Nomi che ritornano nel tempo e che legano passato e presente di questi traffici. Nomi ai quali, grazie alla decisiva correità di un’ampia area para-legale del Paese – che qualcuno chiama, erroneamente, “deviata” – è stato permesso di incidere pesantemente anche sul futuro dell’intera popolazione.

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