Deep Web, il lato libertario e originario di internet?

Deep Web, il lato libertario e originario di internet?

Ottobre 2013: a San Francisco viene arrestato il trentenne texano Ross Ulbricht, che gli inquirenti hanno identificato come “Dread Pirate Roberts” inventore e gestore di quello che ad oggi è il più importante mercato della droga non solo del Deep Web ma probabilmente dell’intera internet: Silk Road. È la più nota – e più importante, insieme alla chiusura di Freedom Hosting – operazione giudiziaria mossa contro l’internet profondo.
Ma quanto ha inciso, su quella che poi è diventata l’operazione “Marco Polo”, il sempre maggior uso di informatori ingaggiati dall’Fbi tra le fila dei venditori di Silk Road che una volta scoperti hanno deciso di collaborare, a patto di non subire processi giudiziari?

Una tecnica che l’agente speciale Christopher Tarbell ha utilizzato anche con Hector Xavier “Sabu” Monsegur, leader di Lulz Security – gruppo fuoriuscito da Anonymous e artefice dell’operazione di hacking che ha messo offline il sito della Cia – da molti considerato parte attiva nella chiusura di Silk Road e nel successivo arresto di Ross Ulbricht. Se tale coinvolgimento risulta ad oggi ancora una teoria, certa è invece la complicità di “Sabu” nell’arresto di Jeremy Hammond, tra i più importanti “most wanted” dell’hacktivismo globale, condannato nel novembre 2013 a dieci anni di carcere per aver diffuso circa 5 milioni di email interne, numeri non criptati di carte di credito (successivamente utilizzate per fare donazioni ad organizzazioni non-profit) e informazioni sensibili della Stratfor, società di intelligence statunitense che lavora con governi e corporations private, considerata una sorta di “Cia privata”. Materiale dal quale sono in seguito venuti fuori i documenti sul complesso cyber-industriale americano resi di dominio pubblico da Wikileaks con il nome di “The Global Intelligence Files. Le accuse ad Hammond si sono basate sul Computer Fraud and Abuse Act, la stessa legge anti-hacking del 1984 – epoca pre-internet, dunque – alla base delle imputazioni ad Aaron Swartz e di cui in molti chiedono una profonda riforma.
«Le persone hanno il diritto di sapere cosa fanno i governi e le corporations a porte chiuse. Ho fatto quello che credevo fosse giusto», ha dichiarato Hammond durante la sua confessione, arrivata dopo 9 mesi di carcerazione in attesa di processo, comminati da un giudice – Loretta Preska – in palese conflitto di interessi in quanto moglie di un dipendente di una delle società in affari con Stratfor.

White-Darknet: l’internet profondo non criminale
Attraverso i Global Intelligence Files, Hammond – che fin dal 2008 fa parte degli Anonymous – ha permesso non solo di scoprire il piano per torturare Julian Assange ricorrendo (anche) alla tecnica del waterboarding, ma anche che Stratfor ha avuto accesso ai materiali sequestrati nel covo pachistano di Osama Bin Laden ed ha ricevuto mandato dal Texas Department of Public Safety – dipartimento responsabile per le forze dell’ordine del Texas e per la regolamentazione dei veicoli nello Stato – di infiltrare il gruppo di Austin del movimento Occupy.

Nel Deep Web si trovano siti per i traffici illegali come lo è stato Silk Road – e come, ad oggi, neanche la sua versione 2.0 è stata in grado di riproporre – ma non è affatto difficile individuare canali di controinformazione o siti dove reperire libri difficilmente rintracciabili nei circuiti tradizionali (soprattutto inerenti la ricerca scientifica, le scienze sociali e l’informatica), così come si trovano siti di speleologia o pagine dedicate all’opera di Igor Stravinsky. Insomma: il Deep Web è tanto l’internet dei trafficanti di droga e armi quanto quello dove proliferano sottoculture varie e dove i cittadini possono trovare uno spazio sicuro per comunicare con i giornalisti.

I sistemi per la navigazione online anonima hanno registrato un maggiore utilizzo in seguito alle rivelazioni sul sistema di sorveglianza globale rese da Edward Snowden. Da quel momento, utenti comuni si sono aggiunti non solo ai trafficanti di droga o ai carders, ma anche agli hactivisti di WikiLeaks o Amnesty International, a cui proprio grazie alla sicurezza dell’anonimato concessa dal Deep Web sono stati inviati i documenti sui conflitti in Iraq e Afghanistan e sulle torture in Siria. Lo stesso whistleblowing – così osteggiato dall’amministrazione Obama seppur così importante per la trasparenza democratica e per la lotta ai regimi autoritari – non si sarebbe probabilmente sviluppato in modo così ampio, portando ai leaks di Bradley (ora Chelsea) Manning così come a Globaleaks o Mafialeaks (piattaforme italiane per il whistleblowing e per le denunce contro le mafie) se avesse dovuto sfruttare solo i canali dell’internet in chiaro. Allo stesso modo la Primavera Araba non avrebbe potuto rappresentare una (seppur parziale e probabilmente mal riuscita) rivoluzione se fosse stata sviluppata solo attraverso Facebook e Twitter – tanto da essere fin troppo entusiasticamente definita anche cone la “Twitter Revolution” – e non attraverso il ricorso al Deep Web e all’anonimato nelle comunicazioni tra attivisti.

Una internet senza motori di ricerca ad indirizzare risultati e pensieri attraverso il potere dell’algoritmo, senza social network in cui riversare ogni singolo aspetto delle nostre vite indipendentemente dalla reale utilità sociale delle informazioni e nel quale non esistono, ad oggi, accentramenti di potere come quelli di Google e Facebook. È questo, al di là della (concreta ma parziale) criminalizzazione mediatica, il Deep Web. L’internet invisibile ai più in cui si muovono pirati e trafficanti, giornalisti e attivisti. Un luogo che, soprattutto dopo le rivelazioni sul sistema della sorveglianza globale rese pubbliche da Snowden, potrebbe rappresentare ancora di più la vera internet democratica, ricongiungendosi così al vero spirito della rete open-source (quella uscita dal sistema militare e divenuta via via di dominio sempre più pubblico), fatta di controinformazione, libertarismo e assenza di Poteri “totalitari”.

[3 – Fine]
[2 – Paradigma “Silk Road”, il lato criminale del Deep Web]
[1 – Deep Web: tra pirati, democrazia e droga]

Un Commento

  1. Pingback: Cracking, governo e spionaggio industriale: i black hats di Stato cinesi | Il Dettaglio - Il blog di Andrea Intonti

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