Fine della Net neutrality in Europa. Autarchia o totalitarismo?

Fine della Net neutrality in Europa. Autarchia o totalitarismo?
Con la decisione presa lo scorso 23 ottobre in merito alla “Net Neutrality” (pdf) l’Unione Europea fa un passo in più verso l’autarchia digitale. Un voto ad ampia maggioranza (500 voti favorevoli, 163 contrari) pone fine alla rete internet uguale per tutti, creando reti internet diverse a seconda delle possibilità economiche – e politiche – degli utenti. La rete internet è “neutrale” quando non discrimina il traffico online in base al tipo di dati, al contenuto o a chi invia e riceve.

A Bruxelles si parla della necessità di un halal internet europeo già dal 2011, quando evidenziava la necessità di creare un sistema simile a quello delle parole proibite usato in Cina per bloccare contenuti online come quelli pedopornografici.

Formalmente, bloccare o rallentare la ricezione dei contenuti online è ancora vietato. Agli Internet Service Providers (ISP) non è però vietato fornire servizi specialistici che diversifichino la velocità delle connessioni. «Il rischio», scriveva nei giorni scorsi Fabio Chiusi su ValigiaBlu

è che si produca una situazione in cui usando un certo gestore la posta viene consegnata, mentre con un altro no – oppure solo a chi usa quello stesso gestore. Nel caso di una Rete senza neutralità, significa per esempio che per usare un servizio di instant messaging sarete costretti a fare ricorso a quelli con cui il vostro provider ha un accordo (Whatsapp), ma non gli altri (Telegram). Lo stesso potrebbe accadere con i servizi VoIP, con i provider titolati a bloccarne uno che abbia un accordo con la concorrenza (per esempio, Skype) ai danni del proprio (Viber)

L’idea di una internet non democratica, diseguale e aperta solo a chi se la può permettere – esattamente il contrario di come la Rete è stata pensata – significa aprire alla corruzione. La necessità di diversificare il traffico online potrebbe incrementare l’uso governativo della Deep Packet Inspection. Per censurare una pagina o un sito “scomodo” basterà semplicemente rallentarne a tal punto la velocità di caricamento da scoraggiare gli utenti.

Una Rete a due velocità inasprisce il digital divide tra Nord e Sud economici del mondo, generando danno economico in un sistema in cui già oggi 4,4 miliardi di persone non ha accesso a internet (57% della popolazione mondiale), così come evidenziato dal Web Index Report 2014-2015 della World Wide Web Foundation e dal Rapporto 2015 sulla banda larga della Broadband Commission for Digital Development dell’Onu (pdf).

Clicca sull'immagine per accedere ai dati del Web Index Report 2014-2015 della WWW Foundation

Clicca sull’immagine per accedere ai dati del Web Index Report 2014-2015 della WWW Foundation

Filantropia a doppia velocità

«Per chi non è su internet disporre di un qualche tipo di connettività e di possibilità di condivisione è sempre meglio che non potersi proprio collegare». A scriverlo è Mark Zuckerberg rispondendo ad una domanda su Facebook lo scorso 15 aprile

For the next hour, I’ll be answering your questions here on Facebook about whatever’s on your mind. We’ve held a few…

Posted by Mark Zuckerberg on Martedì 14 aprile 2015

ribadendo l’idea – un maggior accesso ad internet migliora la vita – durante il suo intervento all’Onu a settembre.

I just spoke at the United Nations. World leaders are here at the UN to approve a new set of Global Goals that address…

Posted by Mark Zuckerberg on Sabato 26 settembre 2015

Da qui la creazione di “Internet.org”, oggi ribattezzato “Free Basic”, lanciato nel luglio 2014 in Zambia in partnership con alcune tra le più importanti società della tecnologia mobile e con l’operatore indiano Airtel ed oggi presente in alcune zone di Africa, America Latina e Asia. La nobile idea alla base del progetto è quella di portare internet anche nei Paesi più poveri, utilizzando la Rete come volano per lo sviluppo economico.
Nobiltà d’intenti a cui non corrisponde la stessa nobiltà d’azione. In una lettera aperta pubblicata anche su Facebook, 65 associazioni di 31 diversi Paesi hanno evidenziato come nei fatti questa idea sia contraria alla neutralità della Rete. Questo perché l’intero progetto si basa su un principio noto come “zero rating”, una pratica vietata in Stati membri come Olanda e Slovenia ma utilizzata ad esempio in Germania e Italia che si basa sul

consentire o meno l’accesso illimitato da parte degli utenti di telefonia mobile ad alcune applicazioni e siti web come parte del loro abbonamento, sottraendoli al cap, cioè al limite di traffico (1, 2, 4 giga) compreso nel pacchetto mensile sottoscritto con gli operatori

Riporta un articolo di Augusto Preta su lavoce.info, che evidenzia come

Il problema sorge con l’esplosione del traffico mobile e in particolare di servizi a crescente voracità di banda, quali le offerte musicali (Spotify), i social media (Facebook, twitter) e i video (SkyGo). Per consentire ai propri clienti di accedere a questi servizi – che altrimenti consumerebbero in breve tempo il traffico previsto nel pacchetto dati sottoscritto – operatori mobili e fornitori si accordano per evitare che gli stessi vengano conteggiati nel limite e quindi possano essere sempre accessibili “a costo zero”

È evidente come fornire contenuti gratuiti (è il caso, ad esempio, delle grandi società come Facebook o Google, già ampiamente monopolista nel mercato mondiale dei motori di ricerca) porti a penalizzare tutti gli altri creando concorrenza sleale.
I fautori dell’opzione “zero rating” evidenziano comunque che, anche in questa disparità di prezzo, i benefici apportati siano maggiori dei costi, economici e non.
Inoltre, fino al rebranding, “Internet.org” proibiva l’uso dei principali protocolli di cifratura delle comunicazioni online (Tls, Ssl e Https, quest’ultimo introdotto con il passaggio a “Free Basics”), esponendo così gli utenti alla violazione della privacy e allo sfruttamento dei loro dati.

Per approfondire sullo zero rating:

Net neutrality? Roba da talebani

L’impostazione data dall’Unione Europea alla net neutrality, definita nell’ambito delle votazioni sul nuovo pacchetto sulle telecomunicazioni, ha visto il voto favorevole della maggior parte degli europarlamentari italiani i cui partiti di riferimento, lo scorso luglio, hanno votato all’unanimità nel nostro Parlamento una Dichiarazione dei diritti di internet che va nel senso diametralmente opposto rispetto alla decisione europea.

Così come nel senso opposto va anche la necessità di «proteggere il diritto di ogni cittadino europeo di accedere senza discriminazioni ai contenuti in rete», tra i punti chiave per la creazione del Mercato Unico Digitale, che con un impatto sul Pil europeo di 415 miliardi di euro annui rappresenta per l’Unione uno dei settori più «promettenti e impegnativi».

Clicca sull'immagine per ingrandire

Clicca sull’immagine per ingrandire

Una Internet a velocità diversificata è il risultato di regole più «pragmatiche» sulla net neutrality, che il Commissario per l’economia e la società digitali Günter Oettinger a marzo definiva durante un incontro al Ministero delle finanze tedesco «un tema da talebani» (traduzione del discorso, in inglese, di Julia Reda).

Secondo europarlamentari come Julia Reda del Partito pirata, anche l’abolizione dei costi di roaming decisa entro il 2017 vive della stessa ipocrisia. Con questa decisione telefonare, inviare messaggi o navigare in rete attraverso smartphone e tablet costerà allo stesso modo in tutti gli Stati membri dell’Unione. A meno che i gestori dimostrino di non riuscire a recuperare i costi previsti.

Un paradigma al bivio

Questa forte riforma dell’assetto di internet pone un problema relativo alla sua governance. Una Rete a velocità diversificata non ha effetti solo sul piano economico, sulla concorrenza ai grandi colossi della rete e nello sviluppo stesso delle economie nazionali. Diversificare il traffico internet significa anche differenziare la qualità dei diritti e delle libertà personali, prime fra tutte le libertà d’espressione e di informazione, aumentando il grado di sorveglianza, controllo sociale e repressione online.

La tutela di diritti e libertà in Rete necessita dunque di un nuovo paradigma, nel quale si inserisce anche la volontà del governo degli Stati Uniti di rivedere il sistema di assegnazione dei domini Web entro la metà del 2016. rendendo autonomo l’Icann (Internet Assigned Numbers Authority), l’ente non-profit a cui spetta tale compito. Una decisione che si inserisce anche nella presa di posizione dell’amministrazione Obama in favore della net neutrality.

Per approfondire sulla riforma dell’icann puoi leggere:

Sorveglianza e cyber-repressione contro privacy; mercato dei dati personali; monopoli e connessione a velocità variabili contro diritto all’accesso, di informazione ed espressione: Internet oggi è a un bivio. Le connessioni pericolose tra National Security Agency, GCHQ e grandi società private (Facebook, Google, Microsoft, etc.) hanno infatti ulteriormente dimostrato come la Rete, di per se stessa, non abbia alcun potere salvifico. Soprattutto se a guidarla è oggi la visione economicista perfettamente rappresentata dal sempre più ampio mercato dei dati personali.

Internet come sistema di diritti, come “bene comune”, non può prescindere da una maggiore alfabetizzazione culturale e tecnica dei propri utenti per quanto riguarda l’accesso alla rete, la libertà di esprimersi, la privacy o l’anonimato.
Dopo aver definito la democrazia in chiave digitale, infatti, permettere accentramenti di Potere in Rete – la connessione a velocità variabile, il sistema della cybersorveglianza, il monopolio delle ricerche in Google, etc. – rischia di ridefinire il ruolo di internet verso una forma sempre più forte di totalitarismo digitale che, scrive Federico Rampini nel suo libro “Rete padrona” è «abile nel mascherarsi dietro le bandiere progressiste, pronto a schierarsi con tutte le cause nobili per la salvezza del pianeta, ma spietato nel sorvegliare le nostre anime».

Un Commento

  1. Pingback: La carità commerciale dello zero rating | Il Dettaglio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: