Il fascismo alla fine di Mussolini? Tradimenti e giri di valzer

Il fascismo alla fine di Mussolini? Tradimenti e giri di valzer

1945: finisce la Seconda Guerra Mondiale. Per il nostro Paese è però l’inizio di un altro conflitto, tutto interno, tra i partigiani e quel che resta del regime di Benito Mussolini. È la lotta per l’epurazione del fascismo dall’Italia. , un processo che porta la Resistenza a diventare potere istituzionale e il vecchio regime sul banco degli imputati. O almeno dovrebbe. Perché in quel mondo che inizia a fare i conti con la politica dei blocchi, l’anticomunismo cancella il “maxiprocesso” al fascismo. L’epurazione antifascista diventa un mero processo di rimozione che semina i germi della strategia della tensione.

Il doppio gioco dei gerarchi e il Fascismo senza Mussolini

Roma, 25 luglio 1943, ore 2.30 del mattino. «Signori, con questo documento voi avete aperto la crisi del regime». Si chiude con queste parole l’esperienza del Ventennio fascista alla guida dell’Italia. Da pochi minuti, infatti, Benito Mussolini non è più a capo del regime. Nelle ore precedenti, la riunione del Gran Consiglio del Fascismo (la prima dal 1939) ha approvato l’ordine del giorno presentato da Dino Grandi, presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, con il quale si chiede al Duce di rimettere i poteri nelle mani del re, ripristinando così l’articolo 5 dello Statuto Albertino, la carta costituzionale dell’allora Regno d’Italia.

Alti gerarchi come lo stesso Grandi, Roberto Farinacci o Carlo Scorza sono da tempo sostenitori di un progetto di riposizionamento del potere a discapito del Duce. È un tradimento, ma con l’ordine del giorno Grandi viene aperta una via d’uscita per Mussolini dopo la fallimentare campagna d’Africa e le proteste popolari. È, nei fatti, la richiesta per un rimpasto di regime. Il progetto di un fascismo senza Mussolini muove dall’esperienza del fascismo clandestino nel Sud Italia, sviluppata soprattutto grazie all’operato del principe Valerio Pignatelli di Cerchiara, già combattente fascista in Etiopia e Spagna e con buone entrature in Vaticano

L’idea incontra l’avallo non solo delle forze monarchiche e del fascismo moderato, ma anche di parte del mondo cattolico e dell’Inghilterra di Winston Churchill, che proprio a Grandi avrebbe voluto affidare la prosecuzione del regime senza il suo Duce. Gli studi dello storico Giuseppe Parlato, raccolti nel libro “Fascisti senza Mussolini” (Il Mulino, 2012), hanno inoltre evidenziato l’interesse e il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti in funzione anticomunista. Ad intessere i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico saranno James Angleton, all’epoca capo del controspionaggio statunitense a Roma, il principe Pignatelli e Pino Romualdi, ex segretario del Partito Fascista Repubblicano e tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, nato nel 1946 per la la necessità del (neo)fascismo italiano di ammorbidire le epurazioni.

Un’Italia presa alla sprovvista…

Mussolini uscirà in manette dal colloquio con re Vittorio Emanuele III, avvenuto nel pomeriggio di quello stesso 25 luglio. È la fine del fascismo del Ventennio. A capo del Governo viene nominato il maresciallo Pietro Badoglio, 72 anni, monarchico, che nel giro di pochi giorni cancella il regime e scioglie il Partito Nazionale Fascista.
È dalla viva voce del maresciallo che l’Italia avrà conferma, l’8 settembre, di aver raggiunto un armistizio con gli Alleati, annunciato qualche ora prima dalle onde di Radio Algeri dal generale Dwight David Eisenhower, che coglie così alla sprovvista tanto il governo quanto l’esercito italiano, lasciato allo sbando per l’assenza di ordini.

…tra Brindisi e Vichy

Il giorno dopo l’armistizio i reali di Casa Savoia e lo stesso Badoglio fuggono da Roma per rifugiarsi a Brindisi, sotto la protezione degli angloamericani che, dalla Sicilia, stanno risalendo il territorio italiano. In risposta all’armistizio, le truppe naziste della Wehrmacht e delle SS occupano i centri nevralgici dell’Italia, costringendo i pochi nuclei di resistenza già attivi a rifugiarsi in montagna.

Intanto il 18 settembre a Mussolini viene concessa una seconda possibilità. Liberato da un commando di paracadutisti nazisti nell’”operazione Quercia”, l’ex Duce viene posto a capo di un regime fantoccio nell’Italia settentrionale: a Salò, nella provincia bresciana, sulla falsariga del Regime di Vichy in Francia viene formata la Repubblica Sociale Italiana.

Due armistizi e un giro di valzer

L’armistizio firmato con gli Alleati (Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica) rappresenta per l’Italia una vera e propria resa incondizionata, firmata il 3 settembre a Cassibile (Siracusa) dal generale Giuseppe Castellano. A rendere chiari i rapporti di forza tra le parti è un secondo documento, il cosiddetto “armistizio lungo” concordato il successivo 29 settembre nelle acque maltesi, quando, a bordo della corazzata britannica Nelson, il maresciallo Badoglio e il generale Eisenhower firmeranno l’Instrument of Surrender of Italy, il cui titolo in italiano viene “addolcito” in Condizioni aggiuntive di armistizio con l’Italia.
Il “giro di valzer” – caratteristica tipica della politica estera italiana – questa volta non riesce. Il tentativo di passare completamente dall’altro lato del fronte, diventando Paese alleato degli angloamericani non va in porto. Badoglio deve accontentarsi di guidare un Paese cobelligerante.

Sono giorni di grande confusione per l’Italia. Nel nord del Paese Mussolini guida una burocrazia ad uso e consumo dei nazisti, mentre gli Alleati – sbarcati a Salerno il 9 settembre nell’operazione “Valanga” – attraverso il Governo militare alleato dei territori occupati (AMGOT) amministrano tutta l’area a sud di Napoli, isole comprese. Tra Brindisi, Bari, Lecce e Taranto la monarchia dà vita al Regno del Sud, formalmente indipendente dal controllo alleato, ma a questi necessario per contrapporre un potere legittimo alla Repubblica Sociale di Mussolini.
L’armistizio lungo e la dichiarazione di guerra alla Germania del 13 ottobre sono i primi atti di rilievo firmati dal maresciallo Badoglio come capo del governo.

Nel frattempo, i tanti antifascisti costretti all’esilio stanno pian piano facendo ritorno in Italia per riprendere la propria attività pubblica. Nelle stesse ore dello sbarco alleato, a Salerno nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), formato da Partito Comunista, Democrazia Cristiana, Partito d’Azione, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e Democrazia del Lavoro. Sarà il Comitato a portare avanti la lotta antifascista nell’Italia post-regime. Una lotta a cui, a partire dal Congresso di Bari del 28-29 gennaio 1944, verrà aggiunta anche la richiesta di abdicazione della Corona, accusata – non a torto – di ampie collaborazioni con il fascismo.

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Un Commento

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